Zoomorphismes: texte et image

Publié le 6 mai 2019 Mis à jour le 8 juin 2019
le 7 juin 2019
14h-16h
Toulouse - Campus du Mirail
Maison de la Recherche D155

Le zoomorphisme consiste à attribuer à quelque chose ou à quelqu'un des caractéristiques animales, soit en termes de comportement, de morphologie, de motivation ou de représentation.

Francesco Zambon (Università di Trento), «Zoomorphismes : textes et images»

Le Moyen Âge en particulier a vu se faire jour des représentations symboliques d'animaux (conférence au Collège de France): l'image a en effet une force particulière censée dévoiler le secret des réalités du monde physique, dans des arts figuratifs comme la peinture, mais aussi en littérature. La Comedia de Dante Alighieri en fut une des preuves les plus flagrantes. La tradition zoomorphique, où la fiction suggère un accès à un "autre" niveau de réalité, n'a cessé de se manifester dans la littérature, comme l'évoquait encore Italo Calvino en parlant de la force des images («Visibilité», dans les Leçons américaines).


Le monstre Géryon (représentation de la Fraude) transporte Dante et Virgile du 7ème au 8ème Cercle de l'Enfer.

«Ecco la fiera con la coda aguzza,
che passa i monti e rompe i muri e l’armi!
Ecco colei che tutto ’l mondo appuzza!».
Sì cominciò lo mio duca a parlarmi;
e accennolle che venisse a proda,
vicino al fin d’i passeggiati marmi.
E quella sozza imagine di froda
sen venne, e arrivò la testa e ’l busto,
ma ’n su la riva non trasse la coda.
La faccia sua era faccia d’uom giusto,
tanto benigna avea di fuor la pelle,
e d’un serpente tutto l’altro fusto;
due branche avea pilose insin l’ascelle;
lo dosso e ’l petto e ambedue le coste
dipinti avea di nodi e di rotelle.
Con più color, sommesse e sovraposte
non fer mai drappi Tartari né Turchi,
né fuor tai tele per Aragne imposte.
Come talvolta stanno a riva i burchi,
che parte sono in acqua e parte in terra,
e come là tra li Tedeschi lurchi
bivero s’assetta a far sua guerra,
così la fiera pessima si stava
su l’orlo ch’è di pietra e ’l sabbion [...]
 
 Dante Alighieri, Inferno (XVII)
Upupa, ilare uccello calunniato
dai poeti, che roti la tua cresta
sopra l’aereo stollo del pollaio
e come un finto gallo giri al vento;
nunzio primaverile, upupa, come
per te il tempo s’arresta,
non muore più il Febbraio,
come tutto di fuori si protende
al muover del tuo capo,
aligero folletto, e tu lo ignori.
 
Eugenio Montale (Ossi di seppia)
 
Per Mauro Candiloro, l’upupa montaliana è «[...] ascrivibile alla categoria che Derrida definisce degli “animots”, intraducibile neologismo della lingua francese composto dalle parole “animaux” e “mot” (parola), coniato dal filosofo algerino per superare la tradizione filosofica (da Aristotele a Heidegger) secondo la quale l’essenza dell’animale è ontologizzabile sotto il paracadute della categoria assoluta “Animale”; premettendo che ogni discorso sull’animalità sia inevitabilmente “dell’uomo, ma per l’uomo e nell’uomo”, Derrida prova a scavalcare l’aporia proprio tramite il neologismo animot, che sorge dalla volontà di “collegare in un unico corpo verbale tre parti eterogenee”».
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